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Videosorveglianza in cloud o su registratore locale

CGuardPro

La domanda «videosorveglianza in cloud o NVR?» arriva quasi sempre nel momento sbagliato: quando l’impianto va rifatto e bisogna decidere in fretta. E arriva formulata male, perché non è una scelta fra una tecnologia moderna e una vecchia. È una scelta fra due modi diversi di distribuire tre cose: dove finiscono le immagini, quanto si paga ogni mese e che cosa resta funzionante quando qualcosa si rompe.

La risposta breve, valida per la maggior parte dei siti presidiati da un istituto di vigilanza, è che la configurazione più solida non è né l’una né l’altra: è la registrazione locale con una copia selettiva verso il cloud degli eventi che contano. Ma per capire perché, e per sapere che cosa chiedere a un fornitore, conviene vedere dove ciascuna delle due si rompe.

Videosorveglianza cloud o NVR: che cosa cambia davvero

Con il registratore locale (NVR) le telecamere scrivono su un apparato installato nel sito. Le immagini stanno lì. Per vederle da fuori serve un accesso da remoto configurato apposta. Se il sito perde la linea, la registrazione continua.

Con il cloud le immagini vengono inviate fuori dal sito e conservate altrove. Si vedono da qualunque posto senza configurare nulla di particolare, e non c’è nessun apparato da rubare. Ma tutto dipende dalla linea del sito e da un canone che si paga finché si vuole vedere.

Detta così sembra un pareggio. Nella pratica, tre fattori decidono quasi sempre: la banda disponibile in salita, il numero di telecamere e per quanto tempo il committente vuole conservare le immagini.

La banda: il vincolo che si sottovaluta

Mandare video fuori dal sito richiede banda in salita, che nella maggior parte dei collegamenti è molto inferiore a quella in discesa. Un sito industriale in zona periferica, servito da un collegamento pensato per la posta elettronica e i gestionali, non regge il flusso continuo di un impianto con molte telecamere ad alta risoluzione.

Cosa succede quando la banda non basta: la qualità viene abbassata automaticamente, oppure alcune telecamere smettono di inviare, oppure la rete del committente rallenta e la prima cosa che si sente dire è che «la sicurezza ha intasato la linea». È il modo più veloce per rovinare il rapporto con l’ufficio tecnico del cliente.

Le domande da fare prima, e da mettere per iscritto nel preventivo: quanta banda in salita serve per l’impianto proposto, in condizioni normali e quando tutte le telecamere rilevano movimento contemporaneamente; se l’invio è continuo o solo su evento; e che cosa succede al video mentre la linea è satura.

Che cosa succede quando qualcosa si rompe

È l’esercizio che separa le due soluzioni molto più della brochure.

Salta la linea del sito. Con il registratore locale la registrazione continua e le immagini si recuperano dopo; si perde solo la visione da remoto. Con il cloud puro, a seconda di come è configurato l’impianto, si perde ciò che accade mentre la linea è giù, a meno che le telecamere non conservino localmente e recuperino in seguito. È esattamente la domanda da porre al fornitore, perché la risposta cambia da prodotto a prodotto.

Manca la corrente. Nessuno dei due registra senza alimentazione. La continuità elettrica del punto di ripresa e dell’apparato di rete è una voce di capitolato che viene dimenticata quasi sempre.

Rubano il registratore. È il caso classico e il più fastidioso: durante un’effrazione, la prima cosa che sparisce è l’apparato che contiene le prove. Con il cloud il problema non esiste. Con il registratore locale si affronta mettendolo in un locale chiuso e protetto e, soprattutto, inviando fuori dal sito almeno le sequenze relative agli allarmi.

Il registratore si guasta in silenzio. Il caso più frequente in assoluto, e quello di cui nessuno parla: l’apparato smette di registrare, o un disco si rovina, e ci si accorge del problema solo quando serve il filmato. Serve un controllo periodico dello stato di registrazione, con qualcuno che risponde di quel controllo. Vale per entrambe le soluzioni.

Si esaurisce l’abbonamento o cambia il fornitore. Con il cloud, la conservazione dipende da un rapporto commerciale attivo. Vale la pena chiedere, prima di firmare, in che modo si esportano tutte le immagini se un giorno si cambia idea.

I costi: una spesa iniziale contro un canone

Il registratore locale concentra la spesa all’inizio e poi costa manutenzione, dischi che si sostituiscono, e interventi tecnici sul posto. Il cloud sposta quasi tutto su un canone che cresce con il numero di telecamere, con la risoluzione e — soprattutto — con i giorni di conservazione richiesti.

Il parametro che fa esplodere i conti nel cloud è quasi sempre la conservazione. Chiedere «più giorni possibile» senza motivo è la scelta più costosa e anche la più discutibile sul piano della protezione dei dati, dove il criterio è conservare per il tempo necessario alla finalità e non oltre. Il periodo va deciso con il committente, che è titolare del trattamento, e verificato con un consulente: la disciplina cambia nel tempo e va confrontata con l’autorità di controllo prima di fissarla in un capitolato. Queste righe non sono un parere legale.

L’accesso da remoto, e chi lo usa

Il vantaggio più tangibile del cloud è che le immagini si vedono da fuori senza montare nulla. È utile alla centrale operativa per la verifica di un allarme, ed è quello che il committente apprezza di più.

Ma proprio per questo l’accesso va governato. Chi può guardare le riprese, da quale dispositivo, in quali orari e con quale motivo: sono decisioni che vanno prese esplicitamente e riviste quando qualcuno cambia mansione o lascia l’azienda. Un accesso da remoto comodo e mai revocato è una porta aperta che nessuno ricorda di avere.

Quando la centrale verifica un allarme guardando le immagini, la verifica deve lasciare traccia: chi ha guardato, che cosa ha visto, che cosa ha deciso. Quella traccia sta nel registro di servizio digitale insieme a tutto il resto, non in una nota separata che dopo un mese nessuno ritrova.

Elenco dei rapporti di servizio con orario, sito e descrizione La verifica video di un allarme vale come prova solo se resta scritta con ora, sito ed esito.

Il modello misto, che è quello che regge

Nella maggior parte dei siti presidiati la configurazione più sensata combina le due cose.

Registrazione continua in locale, per non dipendere dalla linea e per avere qualità piena su tutto ciò che accade. Invio in cloud selettivo: solo le sequenze legate agli allarmi e agli eventi rilevanti, che sono una frazione minima del girato e quindi non intasano la linea. Accesso da remoto per la centrale, limitato a chi ne ha bisogno. E un controllo periodico che lo stato di registrazione sia effettivamente attivo.

Così si ottiene la resistenza del locale e la sopravvivenza delle prove del cloud, con un canone proporzionato a quello che serve davvero.

Resta un punto che riguarda direttamente l’istituto: il video è solo uno dei rivoli di informazione che arrivano da un sito. Se le immagini stanno in un programma, i turni in un altro, le ronde in un terzo, la centrale passa il tempo a saltare da una schermata all’altra proprio nei minuti in cui non dovrebbe. Il coordinamento del servizio — dove sono le pattuglie, chi è in turno, che cosa è stato verificato — deve stare in un unico pannello di controllo del servizio a cui il video si affianca.

Pannello di controllo con lo stato dei servizi e degli accessi in corso Il video serve a decidere: la decisione, però, si prende guardando anche chi è in servizio e dove si trova.

Domande frequenti

Il cloud è più sicuro del registratore locale? Sposta il rischio. Elimina il furto dell’apparato, ma introduce la dipendenza dalla linea, dal fornitore e dalla gestione degli accessi da remoto. Nessuna delle due è sicura di per sé: dipende da come è configurata e da chi la controlla.

Quante telecamere può reggere un collegamento normale? Non c’è un numero valido per tutti: dipende dalla banda in salita reale del sito, dalla risoluzione, dal tipo di compressione e dal fatto che l’invio sia continuo o solo su evento. Va misurato sul posto prima di firmare, non stimato a tavolino.

Per quanto tempo conservare le immagini? È una decisione del committente, in quanto titolare, e va presa in funzione della finalità dichiarata, non del prezzo dello spazio. Va verificata con un consulente e con l’autorità di controllo, perché la materia cambia.

Che cosa chiedere a un fornitore prima di scegliere? Che cosa succede alla registrazione quando cade la linea; quanta banda in salita serve nel caso peggiore; come si esportano tutte le immagini in caso di cambio fornitore; e come si viene avvisati se un apparato smette di registrare.


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